La felicità dei nostri figli a discapito di quella degli altri

I 30 secondi del video in allegato (tratti dal documentario “The dark side of chocolate” che potete trovare su Youtube cliccando qui) spiegano esattamente dove e come comincia la filiera del cioccolato, alimento che ci piace tanto. Costa d’Avorio e Ghana ne sono i due maggiori produttori, subito dopo ci sono Nigeria e Indonesia.
Complici della pratica dello sfruttamento minorile che emerge da questo documentario non sono soltanto decisioni prese dall’alto o accordi tra politici corrotti o guerra tra etnie o religioni, e non è una responsabilità solo di qualche dittatore del terzo mondo. E’ colpa anche e soprattutto delle scelte che effettuiamo all’interno dei supermercati! Una barretta buona e a basso costo: questo è ciò che cerchiamo per i nostri figli, e se dall’altra parte del mondo c’è una compravendita di bambini per accontentare le nostre esigenze di prezzo e di quantità, poco importa!
Ogni qualvolta mettiamo mano al nostro portafogli c’è un intreccio di relazioni dietro le quinte che spesso ignoriamo. Pane, cacao, pomodori, caffè… non stiamo pagando un prodotto, ma una filiera: uno o più produttori, uno o più trasformatori, uno o più trasportatori, un commerciante.
In questi giorni si dibatte sulla festa del cioccolato che si terrà a Matera. Come solitamente accade, l’attenzione è indirizzata al numero di commercianti materani coinvolti, al numero di b&b riempiti, al PIL cittadino. E dei bambini schiavi nelle piantagioni africane quando riterremo opportuno parlare? Quando ci sarà qualcuno che dirà ai maestri cioccolatieri, agli scultori di cioccolata, a chi gestisce laboratori sul cacao, ai consumatori che siamo tutti complici di quello che sta accadendo a migliaia di chilometri da noi? 230 euro a bambino per farci mangiare una cioccolata a basso costo.
Come per la maggior parte delle cose, una soluzione c’è, se la si vuole trovare: avete mai sentito parlare di Commercio Equo e Solidale?

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